Daniele Marignoni, il primo esperantista italiano

Testo di un lettera da lui scritta nel 1904.
 


Purtroppo non si conosce il nome del destinatario (mancano anche gli allegati citati, giacché si è in possesso solo di una copia fotostatica della lettera).

Si può solo dedurre che sia stata inviata a un attivista esperantista che comprendeva l'italiano.  Tuttavia: il fatto che Marignoni inserisca la traduzione in francese di un modo di dire italiano non usuale (Saccentuzzi da strapazzo - savants de pacotille) ci ha fatto avanzare l'ipotesi che la lettera sia stata indirizzata al Conte Albert Gallois, esperantista francese che nel 1904 risiedeva in Italia.

La lettera è godibilissima: rende bene quello che potrebbe essere stato il temperamento del Marignoni. L'inizio è in esperanto;  poi -  sbottando contro un articolo di giornale - passa all'italiano, mentre i pensieri si accavallano in tal guisa che il Marignoni inserisce anche note alle note e citazioni in più lingue. Inoltre, talune espressioni (come: "per sballarle più grosse", "annega in un lago di diffidenze [le parole in lode dell'Esperanto]", "Vero che non tutti i  matti sono all'ospitale") fanno trasparire un carattere un po' "fumino", se non "sanguigno".

Notevole, infine, il fatto che il Marignoni scriva in 4 lingue diverse, citando una 5a lingua "di cui aveva fatto traduzioni" e trascrivendo un esempio in una 6a lingua. Senza dimenticare che egli era stato volapukista...

Il testo trascritto riporta fedelmente i lapsus e le correzioni presenti.

P.S. Se volete sapere qualcosa sulla lingua Blaia, cliccate qui
 

Kara samideano!

Mi ne scias se vi havis aŭ ne ian publikan paroladon, kiun vi projektis per antaŭekzameno de diversaj sistemoj de tutmonda lingvo - Blaia ne esceptante.

Nun, okaze, en tiuj ĉi tagoj, trovinte ĝin, mi sendas al vi la unusolan ekzempleron (dua eldono Pavia 1887, kun posta aldono, Cuneo) sub kondiĉo de redono kune kun la verko Couturat-Leau.

De originalaj provoj Blaia'j mi aldonas kune kelkajn tradukojn kiujn mi faris je ĝia tempo; k. kiuj sufiĉe pruvas ke, entute, la sistemo estas tro scienca k. alpremante la memoron - logika, tamen, ne praktika.

K. bedaŭrinde pri Blaia l' A. konsumis (li presis je sia kalkulo, eĉ unu eldono france tradukita), granda parto de siaj bienoj!

 

Se al vi ankoraŭ ne estus ja konata afero, mi sciigas vin ke la Milana'a Corriere della Sera, 10a d' aŭgusto kur. enhavas artikolegon (po du kolonoj) pri la "Lingua universale", per korespondado el Grenoblo.

Sed, kiel kutime okazis eĉ pri aliaj niaj gazetoj, revuoj k.c., se ni juĝas l' aŭtoron (iu Francesco Porro) el lia skribaĵo, ŝajnas ke li apartenas al vicoj de la Saccentuzzi da strapazzo - savants de pacotille kiuj kalkulas je la kredemo de la plejmulto de la legantoj... per sballarle più grosse.

Incominciando dal titolo ambiguo, egli cita M. Müller travisandone le idee, senza saper citarne testualmente le sue frasi più esplicite a favore dell'Esperanto e senza di prescindendo anche dalla sua formale aggregazione alla Società (francese) per la diffusione dell'Esperanto.

Ci ricanta, con altre parole il vecchio sofisma con pre rara presunzione così già espresso in una nostra Rivista letteraria (La Scintilla di Venezia dell'11 maggio 1890):

"L'idioma non è cosa convenzionale e che si possa stabilire o creare a talento né da un uomo né da un'accolta di dotti", senza tener in alcun conto de' fatti o dissimulandoli o ignorandoli.

(NB. Detto sofisma aveva già ribattuto vittoriosamente e scientificamente il prof. Augusto Actis da Ferrara nel Volapük di Milano, anno 1887 - il qual Actis da vpsta divenne esperantista, e aveva cominciato a tradurre... Dante in prosa Esp.: ma da anni non ne seppi più nulla, sarà morto).

E le parole in lode dell'Esperanto annega in un lago di diffidenze, traendo partito dallo stesso titolo subtitolo di Esperanto qual prova d'evoluzionismo!...

Dà infine la berta alla Lingua azzurra di cui cita per saggio la frase: Me givo ya it mea pan asa por pobru (questo è il mio pane a lui per i poveri!).

(NB. E' noto che pel ruggente - bollente ing. Léon Bollack, la lingua internazionale non importa che sia - anzi non dev'essere - letteraria. Come nella repubblica di Platone "les litterateurs seron exclus de son empire"; costruzione rigidamente uniforme, soggetto, aggettivo verbo, oggetto  & Es: "Marquise belle! Vos yeux beau font mourir moi d'amour" - Clarte', clarte', pas de tout la "belle tourmure" .... (Vero che non tutti i  matti sono all'ospitale, ché, come dice anche il buon dr. prof. Meriggi: "prescrivere una sintassi fissa e rigorosa vale quanto impedire il libero movimento del pensiero e dell'affetto. Basta vietare ciò che può impedire d'intendersi, che è il collocar lontano l'un dall'altro i termini che hanno stretto legame...")

Ora il nostro Leone, per attenuare il proprio fiasco fatto nella Conferenza in contradittorio tenutasi a Parigi il 29 maggio p.p. fiasco riassunto da L'Espérantiste di giugno nella frase = Li S.ro Bollack publice konfesis ke li ne estas kapabla paroli sian lingvon = s'affrettò a far inserire ne L'Espérantiste di luglio una lettera concludente: "... que si l'oeuvre du docteur Zamenhof, pour laquelle j'ai une profunde admiration, étais élue (de la Délégation pour l'adoption d'un langue internationale), je serais le premier à vous adresser les lignes nécessaires pour faire partie de votre vaillante phalange".

Se è sincero, videbimus infra.

 

Crema, 13/ VIII 04

(segue frase illeggibile, forse: "Suo Servitore")

D. Marignoni

 

 
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