Daniele Marignoni,
il primo esperantista italiano

Il prossimo 1° gennaio saranno 159 anni dalla nascita del primo esperantista italiano. Sommessamente ci permettiamo di dubitare che il "1° gennaio" sia proprio il giorno della sua nascita: è risaputo infatti (e magari sarà capitato anche nella famiglia di chi ci legge) che i figli maschi che nascevano a fin d'anno venissero registrati all'anagrafe come nati il primo giorno dell'anno successivo, per "fargli fare il militare un anno dopo".  In ogni caso, l'anniversario resta.

Le note biografiche che pubblichiamo qui desiderano rendere omaggio a chi "importò" l'Esperanto in Italia: un intellettuale dalla personalità ecclettica, tenace e molto arguto.

Gli esperantisti hanno nobilmente salvato la tomba del nostro pioniere: era previsto infatti che il suo loculo venisse liberato, per scadenza della concessione, con conseguente dispersione in ossario comune dei resti. Grazie agli sforzi di Giordano Allanconi - e all'intervento della Federazione Esperantista Italiana -  il nostro pioniere ora riposa nel monumento comunale dei cremaschi illustri (il "Famedio".
Ecco la cronaca fotografica della cerimonia di traslazione avvenuta l'11 giugno 2005.

Il primo

Le cronache esperantiste non hanno dubbi. Il primo italiano che imparò l'Esperanto fu Daniele Marignoni, un lombardo di Crema, che scrisse la prima grammatica italiana di Esperanto nel 1890.

Il libro dei battezzati, conservato nella Parrocchia della SS.ma Trinità di Crema, ci fa sapere che il Marignoni nacque “hora secunda et dim. post merid.” (alle 14.30) del 1° gennaio del 1846, a Crema, allora possedimento del Regno Lombardo-Veneto. Fu battezzato con i nomi Daniele (lo stesso di suo nonno paterno), Giulio, Paolo, Gaetano. Il padre, Luigi, nato il 15 gennaio 1807, era medico e la madre, Ester, nata il 12 novembre 1815, era una nobildonna della famiglia Carioni. Si erano sposati il 31 marzo 1845 e abitavano nel palazzo di Vicolo Lungo n. 70 (ora Via Tensini). In linea di madre il Marignoni aveva dunque discendenza nobile. La trisavola era la marchesa Lodovina Zurla, mentre la bisnonna Maddalena (sposata Carioni) era una Bondenti; un suo prozio aveva sposato una delle contesse Terni: tutte famiglie dell'alta nobiltà cremasca[1].

Marignoni era laureato in giusprudenza e, secondo uno storico locale, era notaio. La “Enciklopedio de Esperanto” (“Enciclopedia di Esperanto”, qui in seguito abbreviata in EdE) lo definisce “dottore in diritto” e tale si presenta il Marignoni stesso nel “questionario” (raccolta dati personali) inviato il 19 gennaio 1906 al “Lingva Komitato”[2]. Egli scrive di sé in questi termini: “[non ho] una professione ufficiale di alcun tipo: sono un ex aiuto notaio, mi applico alla stenografia, tengo i libri e la cassa di diverse amministrazioni”[3].

Alcune fonti, tuttavia, parlano di lui definendolo “medico”: così fa l'articolo sull'intitolazione a Marignoni di una scuola milanese, redatto dal dottor Francesco Borzani, esperantista e giornalista milanese[4]. Quasi certamente egli (o qualche oratore nel corso della cerimonia) cadde in errore sulla professione del Marignoni, magari equivocando il termine in esperanto “doktoro” (dottore, cioè laureato) con l'italiano “dottore” usato anche per dire “medico” (in Esperanto le due parole sono: “doktoro” e “kuracisto”). L'equivoco è stato poi ripreso da altri testi[5]. Un noto storico di Crema, il prof. Mario Perolini, sulla base di proprie precise ricerche, ha scritto che Marignoni era un notaio[6].

Ancora l'EdE dice altresì che Marignoni era stato un volapukista (studioso di un'altra lingua internazionale, il Volapuk).

Egli trascorse tutta la sua vita a Crema, pur se viaggiò molto. Fu infatti a Parigi che venne a conoscenza della Lingua Internazionale che Zamenhof, con la pubblicazione della prima grammatica in russo, aveva presentato nel 1887. Marignoni subito si entusiasmò, condividendo gli scopi e gli aspetti idealistici dell'esperantismo.

Appreso l'Esperanto fra il 1888 e il 1889 (quindi a un anno dalla “nascita” dell'Esperanto) pubblicò la sua grammatica nel 1890 con il titolo: “Esperanto, ossia la più pratica delle lingue internazionali”[7]. Di lui si conosce altresì l'interesse per la stenografia nonché per altre lingue artificiali e naturali[8]. Nel 1905 al congresso di Boulogne sur Mer fu nominato membro del “Lingva Komitato”.

Che personaggio era il Marignoni? Dai pochi documenti pervenutici si viene a sapere che rimase celibe, che era un cattolico ed anche vegetariano, che mangiava il “latte con il cacao Suchard e pane”[9]. Quello che ci interessa maggiormente è il fatto che egli aveva un carattere battagliero, polemico quanto basta e soprattutto eclettico. Un “geniaccio”, si direbbe, che spesso viene preso dalla foga della propria letteratura: in una sua lettera egli scrive in 4 lingue diverse, citando una quinta lingua “di cui aveva fatto traduzioni” e trascrivendo una frase in una sesta lingua. Il carattere “mordace” del Marignoni si rivela altresì in espressioni quali: “Saccentuzzi da strapazzo - savants de pacotille”; “per sballarle più grosse”; “annega in un lago di diffidenze [le parole in lode dell'Esperanto]”, “Vero che non tutti i matti sono all'ospitale”, e così via[10]. Intitola una propria monografia del 1903, sulla cultura della propria città, “Starnuti di Daniele Dott. Marignoni”[11]. Nel 1902 pubblica un libro di stenografia basato sul metodo di Marco Vegezzi[12], morto nel 1887: con passione il Marignoni contorna “le figure, il ritratto e le 7 tavole in zincotipia” con una difesa della stenografia di Vegezzi, caduta nel dimenticatoio, così strenua da fargli scrivere: “starò pago se, dopo aver rotto un’ingiusta e malevola congiura del silenzio, la mia piccola fatica non rimarrà affatto sterile”. Emblematica la sua citazione premissoria: “Libera stenografia, in libero Stato!”, firmata: Io.

In Appendice al libro sulla stenografia sono elencate altre due pubblicazioni: “Della Budgetografia”[13] e la ricordata grammatica di Esperanto. Resta spazio nella pagina, e allora il Marignoni vi inserisce una difesa della lingua internazionale, prendendo spunto da un articolo di un giornale di Crema che l’aveva definita “un fallimento”[14]. Il testo (dalla prosa davvero torrentizzia: una frase è lunga un intero paragrafo di 15 righe - forse retaggio di antichi stili letterari) respinge l’idea del latino quale lingua internazionale, non fosse altro per la mancanza di una pronuncia uniforme di quella lingua. Per difendere la propria tesi, il Marignoni non esita a trascrivere il primo verso della prima Egloga “come la cinguetterebbero gli Inglesi”: Taitairi, tô petôle richîobans sob tegmaini fegai ...

L’azione del Marignoni per l’Esperanto è prettamente culturale. Intrattiene una fitta corrispondenza di cui tiene la contabilità: nel 1902 ricorderà infatti che dal 1889 “oltre [a] una dozzina di cartoline illustrate dall’America-Nord, dall’Austria e dalla Finlandia, che mi andarono disperse, ricevetti, scritte in Esperanto N. 226 tra cartoline e lettere”[15].

Tra i suoi corrispondenti c’è, ovviamente il fondatore dell’Esperanto, il dott. Ludovico Lazzaro Zamenhof, che l’aveva iscritto, unico italiano, nel suo primo “Adresaro” (Indirizzario)[16].

Marignoni era benestante: questo gli consentiva di pubblicare a proprie spese le sue opere e di contribuire finanziariamente al movimento esperantista. Le annate di “Esperantisto” elencano spesso sue donazioni.

A Crema (che dopo il dissolvimento del Lombardo-Veneto è divenuta città italiana in provincia di Cremona) si occupava di numerose iniziative. Alla sua morte il giornale cittadino “Il Torrazzo” ricordò, infatti, che egli aveva fondato o diretto “giornali cattolici con costanza o principî integri. Con pensiero potente, con parola vibrata e classica, sostenne polemiche, sempre per l’amore, che lo penetrava, della Religione cattolica, della Chiesa. Prese parte al movimento cattolico nelle varie associazioni. Ritiratosi a vita privata attendeva allo studio ed alla coltura delle lingue. Corresse e perfezionò il metodo della stenografia: scrisse e pubblicò opuscoli di grande merito per la lingua universale, l’Esperanto. Ultimamente faceva parte ancora della Società di S. Vincenzo de’ Paoli della quale era vice-presidente”[17].

Morì il 28 gennaio 1910 alle ore 17, all’età di 64 anni e 27 giorni, “munito di tutti i conforti religiosi”. Fu tumulato il 31 gennaio, dopo i funerali svoltisi nella Cattedrale di Crema[18]. Oggi la sua tomba è in un loculo del "Famedio" (monumento dei cittadini illustri) del cimitero di Crema. Il suo nome è ricordato nella lapide marmorea del Famedio come colui che "introdusse l'Esperanto in Italia".

Il palazzo (allora in Via Ciabattini 7), dove la famiglia Marignoni aveva iniziato ad abitare a metà del XIX secolo a Crema e dove Daniele morì, fu lasciato in dono alla Curia Vescovile di Crema da un’ultima anziana nipote di Daniele[19].

Negli anni '70 a Crema Nuova, il Comune gli dedicò una via. Il 22 dicembre 1956 l'Istituto Professionale per il Commercio di via Melzi d'Eril a Milano[20], preside il prof. Leandro Taccani (esperantista), fu a lui dedicato come testimonia la lapide marmorea nell'atrio: “A Daniele Marignoni, che primo introducendo in Italia lo studio dell'Esperanto, lingua universale, offrì agli uomini di buona volontà un efficace mezzo per meglio conoscersi ed affratellarsi, docenti ed alunni dedicano”. La cerimonia di intitolazione si svolse alla presenza di autorità scolastiche, militari, ecclesiastiche, dei comuni di Milano e di Crema, con il prof. Giorgio Canuto, allora presidente dell'Universala Esperanto-Asocio (Associazione universale di Esperanto) quale oratore ufficiale[21].


 

[1]  notizie raccolte dall'esperantista Giordano Allanconi di Ripalta Cremasca, a cui si deve un'accurata ricerca storica, qui integrata dalla ricerca, inviataci da Ermigi Rodari, svolta dalla prof.ssa Serenella Giacchino Terruzzi con due studentesse dell'I.P.C. Marignoni di Milano.

[2] tracciamo un breve profilo di questa istituzione, perché la troveremo citata molto spesso, dato che molti degli esperantisti di cui racconteremo la storia ne faranno parte. Il “Lingva Komitato” (Comitato linguistico) fu fondato nel 1905 durante il primo congresso universale di Esperanto “quale organo consultivo su tematiche legate all'Esperanto”. In seguito, per agevolare i lavori di un comitato che era divenuto troppo vasto (102 membri di 26 nazioni), venne creata la “Commissione suprema o Accademia”, ristretta a un massimo di 18 membri. Nel 1948 i due organi vennero fusi nella “Akademio de Esperanto” (Accademia di Esperanto), tutt'ora esistente. (da: “Esperanto en perspektivo” [“Esperanto in prospettiva”, qui di seguito abbreviata in: EeP], p. 664-665). Scopi attuali: conservare e proteggere la lingua Esperanto secondo il suo Fondamento e controllarne l'evoluzione; studiare ogni tipo di domanda linguistica che riguardi l'Esperanto; analizzare criticamente le opere letterarie dal punto di vista linguistico; difendere l'Esperanto contro ogni concorrenza (“Jarlibro” 2003, annuario dell'UEA, p. 68).

[3]  “Demandaro”, scheda n. 99, Archivio Amouroux.

[4]  “L'esperanto”, organo della Federazione Esperantista Italiana, nov-dic 1956, p. 93.

[5]  ad esempio in: Elio Migliorini in “Pionieri dell'Esperanto in Italia” (stampato in proprio, Roma, 1982), p. 16

[6]  Mario Perolini, Vicende degli edifici monumentali e storici di Crema, Crema 1995, p. 226: “Marignoni (...) esercitava la professione di notaio”.

[7] Edizione: Tipografia Carlo Cazzamalli, Crema, 1890, 19x13cm 75p. Costo: 60 centesimi (1,64 euro di oggi). L'EeP nonché la EdE indicano erroneamente il 1889 come anno di pubblicazione, forse equivocandosi con la data della prefazione al libro, scritta dal Marignoni nell'ottobre 1889.

[8] il molteplice interesse del Marignoni per le lingue è attestato tra l'altro da una sua lettera autografa, datata 13 agosto 1904, conservata in copia fotostatica presso di noi. In essa il Marignoni scrive delle sue traduzioni in lingua Blaia. Inoltre, nel già ricordato “questionario” del 1906 per il Lingva Komitato, il Marignoni scriveva: “[so leggere] l'italiano, il latino e il francese; [so scrivere in] italiano ed esperanto; [so parlare] l'italiano e forse l'Esperanto, soltanto se avessi colleghi qui”. È dura essere il primo...

[9]  così si firma il Marignoni stesso in una cartolina del 4 marzo 1903, guarda caso di propaganda del cioccolato Suchard, indirizzata al medico Paul Fruictier (1879-?) , per annunciargli di non potere né di volere aderire alla Società da questi lanciata “per le relazioni internazionali” (Archivio Amouroux).

[10]  è il caso della lettera citata nella nota 8. Non si conosce chi fosse il destinatario. In essa il Marignoni esordisce in esperanto; poi - sbottando contro un articolo di giornale di ben 14 anni prima (“La Scintilla”, 18 maggio 1890) - passa all'italiano, mentre i pensieri si accavallano in tal guisa che egli inserisce anche note alle note e citazioni in francese, latino e in “lingua azzurra”.

[11]  “Campane e campanilismo in Crema, a proposito della Chiesa di S. Antonio abate - Starnuti di Daniele Dott. Marignoni”, Crema, Tipografia S. Pantaleone di L. Meleri, novembre 1903.

[12]  “Pro Vegezzi e la sua stenografia per la Lingua italiana”, Crema, Tipografia di L. Meleri, 1902. Marco Vegezzi era stato l'ideatore di una “Stenografia italiana derivata dalla scrittura corsiva comune sulla base della naturale graduazione dei suoni delle vocali” (tale il titolo di un suo opuscolo pubblicato a Bergamo nel 1876).

[13]  Della “Budgetografia Filippini di Torino - Giornale-mastro a bilancio corrente, con esempi pratici”, Novara, 1882.

[14]  giornale “Il Torrazzo” di Crema, 2 novembre 1901.

[15]  “Pro Vegezzi...”, op. cit., p. 49.

[16] vale la pena di spiegare cosa fosse questo “indirizzario”. Nella prima grammatica di Esperanto e nelle successive edizioni, Zamenhof aveva inserito una cartolina contenente una “dichiarazione”: i lettori la potevano sottoscrivere, per esprimere l'impegno a studiare la lingua “del dott. Esperanto” solo se altri dieci milioni di persone avessero fatto la stessa promessa. La prima lista di questi impegni - pubblicata nel 1899 - conteneva un migliaio di nomi; le liste successive furono pubblicate in maniera non cadenzata sulla rivista “La Esperantisto” o su fascicoli separati. Le serie dal 1904 al 1909 furono pubblicate dall'editore francese Hachette, fino al 1909 (vedasi EdE, voce: Adresaro de Esperantistoj).

[17]  da: “Il Torrazzo” di Crema, 5 febbraio 1910.

[18]  notizie desunte dal “Libro dei morti” per l’anno 1910 conservato nell’Archivio parrocchiale della Cattedrale di Crema.

[19]  notizie raccolte dall’esperantista Giordano Allanconi.

[20] oggi tale scuola si chiama “Istituto Professionale per il Commercio ed il Turismo “D. Marignoni-M.Polo”, nato dalla fusione degli Istituti Marignoni e M.Polo (ex Stendhal/Voltaire). L'Istituto, originariamente nato come Istituto di Istruzione Tecnica esclusivamente femminile, nel 1965/66 si era trasformato in Istituto Professionale per i servizi commerciali.

[21] il resoconto dell'inaugurazione è reperibile nella rivista “L'esperanto”, nov-dic 1956, p. 93.

 

il molteplice interesse del Marignoni per le lingue è attestato tra l'altro da una sua lettera autografa, datata 13 agosto 1904. In essa il Marignoni scrive delle sue traduzioni in lingua Blaia.

 
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